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| rassegna |
18/03/2010
La Gazzetta del Mezzogiorno
Fitto: «Stavolta il Pdl non sottovaluterà nulla»
«Hanno già vinto? Beati loro...Peccato che i sondaggi se li fanno loro». La prima stoccata del ministro Fitto in tour non poteva clic essere per l'avversario Vcndola e il centrosinistra in genere. Ha una pausa il ministro davanti ad una bouvette, circondato dal solito crocchio di giornalisti, poi ammette: «Ricordate cinque anni fa, anch'io dovevo vincere a mani basse; che non avrei avuto rivali e invece...». Se quella di un «errore di sottovalutazione» della sfida di cinque anni fa da parte del partito è una sincera ammissione a posteriori da parte del ministro, le considerazioni di oggi viaggiano su parametri e considerazioni opposte. «Oggi non è come ieri, quando i candidati correvano per per se e basta; oggi quelle liste sono composte da candidati che corrono per vincere: il discorso si pone in una chiave completamente diversa». Come convinta è l'dea che le graduatorie degli aspiranti consiglieri del Pdl «hanno un peso specifico maggiore rispetto a tutte le altre». Fitto annuisce a chi glielo fa notare e aggiunge; «Vorrei dire agli avversari che una competizione come questa è fatta di mille illusioni e non bisogna sbagliare. «Anch'io cinque anni fa aveva un indice di popolarità maggiore rispetto al mio competitor ma non è andata come speravamo. No, stavolta il centrodestra non può permettersi il lusso di sottovalutare la campagna elettorale...». Scuote il capo il ministro dietro il tavolo accanto al coordinatore provinciale Gabriele Mazzone. Dall'uditorio insinua: «L'elettorato della Capitanata fu decisivo cinque anni fa per la sconfitta e lo sarà anche stavolta per la vittoria di Rocco Palese. Questa è una terra importante che dalla giunta Vendola non ha avuto nulla in cambio. Di grazia; mi dite un solo intervento di Vendola per la provincia di Foggia?». Una stoccata anche alla Poli Bortone: «Mi pare chiaro che corra contro il centrodestra. Non esistono vie di mezzo stavolta: o Vendola o Palese, un altro voto sarebbe dannoso». Nella sala del ristorante in Fiera allestita per la conferenza stampa ci sono tutti i candidati dell'arco di centrodestra e Fitto a rimarcare: «Quando noi parliamo di cose fatte, noi ragioniamo loro scappano, lasciando magari un miliardo di debiti nel solo settore della sanità; quando chiediamo che fine ha fatto il sogno del salario sociale, svicolano senza fiatare; dei ticket peggio ancora, la gente sta ancora aspettando gli sconti. E all'agricoltura, altro comparto bistrattato cosa hanno fatto? Lo sapete perché agli agricoltori non vengono riconosciuti i risarcimenti? Ve lo dico io: perché hanno sbagliato la documentazione per presentare al governo lo stato di calamità...». Fitto snocciola le sue ragioni attingendo ai toni forti prima di confessare le sue verità: «Io credo solo una cosa: che queste elezioni saranno decise da quel trenta per cento di indecisi, il che significa un elettore su tre: saranno loro a indicarci su cosa dover lavorare e come farlo. Il resto sono fandonie. E sono convinto che buona parte di quel trenta per cento ascolterà le nostre ragioni, sposerà il nostro programma».
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