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2 marzo 2012
FITTO:«PUGLIA MODELLO PER LE PRIMARIE».SUCCESSO LA SCELTA DEI CANDIDATI SINDACI

Raffaele Fitto ha appena chiuso l’accordo politico con Adriana Poli Bortone, ha incassato il successo delle primarie per scegliere i candidati sindaci di Lecce e Trani e per i dirigenti provinciali del Pdl, ma continua a girare come una trottola. Quando si volta pagina, se non si esercita un ferreo controllo della situazione, tutto può sfuggire di mano: il pensiero vola al 1992 e alla fine della Dc che offre spunti di riflessione a chi deve fare i conti con la chiusura del ciclo berlusconiano.
Onorevole, come è stata ritrovata l’armonia con Poli Bortone?
«Ricordo, a chi sperava di lucrare sulle nostre tensioni, che dal 1994 al 2009 abbiamo lavorato benissimo in coalizione. Poi le tensioni ci hanno diviso. Oggi siamo ripartiti analizzando la situazione e così abbiamo ritrovato un’intesa politica e personale».

L’accordo è stato sottoscritto anche in vista delle regionali del prossimo anno?
«Il tema non è stato oggetto della discussione».

Con Poli Bortone, contraria alle primarie, avete messo nel conto di poterle utilizzare insieme nel prossimo futuro?
«Certamente noi abbiamo ottenuto risultati eccellenti, ha votato il 20% degli aventi diritto: con le primarie il popolo di centrodestra ci ha indicato la strada da seguire, ha dato segnali inequivocabili che sono oggetto riflessione comune».

Si ha l’impressione che, chiuso il sipario su Berlusconi padre padrone del Pdl, sia come saltato un tappo: il partito ha deciso di riappropriarsi del potere decisionale?
«Avevamo, abbiamo e avremo una forte leadership. Con Angelino Alfano abbiamo deciso di avviare una nuova fase fatta di congressi da ”una testa e un voto”; di elezione diretta dei coordinatori provinciali; di primarie dove ci sono ragioni serie per farle, quando il nostro popolo vuole pronunciarsi».

Nel Pdl si pone, quindi, il tema della democrazia interna, dopo che per anni aveva demonizzato le primarie del Pd e del centrosinistra?
«È un tema concreto che ci consente di respingere qualsiasi accusa di verticismo. Quadri e dirigenti oggi sono legittimati dal voto e questa è certamente un’esperienza che viene da lontano e noi, infatti, abbiamo modificato il giudizio non favorevole sulle primarie. Ma sulla loro adozione ci ha spinti soprattutto la crisi del rapporto tra partiti e opinione pubblica e la necessità di rafforzare lo strumento di selezione dei quadri dirigenti e dei candidati. Comunque le primarie non si faranno ovunque, ma lì dove divergenze inconciliabili le richiederanno. Non escludo che si facciano nei prossimi giorni anche in Comuni minori della Puglia».

Il Pdl procederà con le primarie anche per scegliere il candidato premier?
«Se fosse necessario sì, lo ha detto anche Berlusconi».

Le proporrete all’Udc, contraria a questo strumento, nel caso in cui il Pdl stringeste una nuova alleanza?
«Quando si vuole allargare la coalizione a soggetti che non vogliono le primarie bisogna ragionare su come procedere».

La Costituzione impedisce di introdurre le primarie come obbligo di legge, che invece si possono ”incentivare”. Seguireste questa strada in Puglia?
«La riflessione va agganciata a quella per la riforma elettorale nazionale. Certamente in Puglia le primarie hanno svolto un ruolo importante ed è auspicabile che vengano utilizzate anche per le politiche».

Ogni volta che si sono svolte, non solo in Puglia, vi sono stati problemi sul loro regolare svolgimento. Non è tempo di passare dal ”fai da te” ad una normazione?
«Chiarisco che i presunti problemi delle primarie svoltesi per il congresso di Bari sono stati risolti grazie alle regole congressuali: si vota mostrando un documento di identità. Il clamore mediatico è nato perché chi non ha a cuore il partito ha ingigantito, stupidamente, i fatti. Detto questo è certamente necessario ragionare per darsi regole certe».

Primarie solo per le cariche monocratiche o anche per le liste di candidati?
«Con il Porcellum anche per deputati e senatori, per i consiglieri regionali no, quando si vota con le preferenze. Di più non si può dire ora, perchè si sta lavorando per una nuova, condivisa legge elettorale nazionale».

Rosanna Lampugnani (Corriere del Mezzogiorno)
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